Modena, 12 Aprile 2024 – Anche Modena si unisce alle tante Città Italiane che chiedono a gran voce un codice della strada più sicuro per tutti.
E’ un buon segnale che anche il Consiglio Comunale di Modena, Giovedì 11 Aprile abbia discusso ed approvato a larga maggioranza l’ODG:”Il Nuovo Codice Della Strada Rispetti Il Piano Nazionale Per La Sicurezza Stradale 2030”. Un ODG già discusso e approvato in tante città italiane come Roma, Torino, Milano, Bologna, Aosta e Chieri e con tante altre città in attesa che venga discusso.
Ad inizio Marzo cittadini Modenesi si erano uniti alle migliaia di persone scese in piazza in tutta Italia, per chiedere di fermare il nuovo Codice della Strage. Le azioni stanno continuando: sono almeno 26 le fondazioni e associazioni create dai familiari delle vittime della strada che continuano a chiedere di provare a riscrivere il codice della Strada insieme a loro, senza ideologie e senza interessi elettorali.
Con le modifiche al codice della strada recentemente approvate in Parlamento ed ora passate in Senato tra le tante cose si andrà anche a limitare le possibilità di controlli di velocità e di intervento delle amministrazioni locali: tra questi è prevista anche l’abolizione delle corsie ciclabili, nonostante siano ampiamente usate ovunque in Europa.
L’esperienza degli Stati con tassi di incidentalità ben inferiori a quelli italiani dimostra che, per mettere in sicurezza le persone in bicicletta, è necessario promuovere fortemente la mobilità attiva e ridurre la velocità dei veicoli motorizzati.
L’Italia è tra i Paesi dove si sta procedendo più lentamente verso l’obiettivo di zero morti in strada, e gli ultimi dati dell’Unione Europea confermano che le categorie più a rischio sono gli utenti fragili della strada. [1]
Le Corsie ciclabili come quelle recentemente realizzate in Via Panni, possono spaventare o sembrare particolarmente insicure. La realtà è che il codice della strada obbliga i velocipedi a circolare in percorsi a loro riservati solo quando esistenti. Le ciclopedonali, purtroppo troppo diffuse a Modena, non sono percorsi riservati alle biciclette, poiché sono condivisi con i pedoni. Pertanto va preso atto che in Via Panni era già possibile circolare in bicicletta in carreggiata, e lo sarebbe stato anche in presenza di una ciclopedonale.
Vanno distinte le “piste ciclabili” dalle “corsie ciclabili”. Queste ultime rappresentano una “novità” introdotte nel 2020 nel CdS, ma a Modena purtroppo ancora poco diffuse quindi non ancora assimilate.
Mentre le piste ciclabili (in sede propria o in carreggiata) sono invalicabili dalle automobili, le corsie ciclabili possono essere impegnate anche da altri veicoli se non occupate da ciclisti. E’ facile osservare come stando in strada nella loro naturale posizione, alla destra della carreggiata, i cittadini in bicicletta risultano più visibili, anche in corrispondenza di incroci e passi carrabili, dove invece nelle attuali ciclopedonali inframezzate da mille ostacoli visivi, spesso si rischia che l’altro utente “compaia” all’ultimo istante.
Un automobilista che vede un ciclista in carreggiata ha sicuramente il vantaggio di poter prenderci le misure, e le nuove righe indicano lo spazio minimo necessario per un sorpasso in sicurezza.
Tra l’altro in Via Panni bisogna prendere atto che non c’erano gli spazi fisici per altri tipi di soluzioni: i marciapiedi troppo stretti per diventare delle ciclopedonali promiscue (che comunque avrebbero penalizzato anche i pedoni) e la carreggiata troppo stretta per inglobare un pista ciclabile separata, a meno di trasformare la strada a senso unico per le auto.
In quel intervento, al contrario di tante zone residenziali o scolastiche di Modena sono stati introdotti frequenti sistemi di moderazione del traffico (dossi rialzati ai passaggi pedonali), che sono di per sé un elemento di sicurezza, poiché la velocità è una delle cause principali di incidentalità nelle strade urbane.
Chiedere Modena30, una città a misura di persone con spazi più democratici, significa anche iniziare a riconoscere che ci sono cambiamenti inevitabili alle nostre abitudini che, anche a prescindere da un necessario sviluppo del trasporto pubblico, possono trovare forte stimolo da una moderazione della velocità e della presenza dei mezzi privati.
Considerato che studi dimostrano che statisticamente le automobili crescono in larghezza di un centimetro ogni due anni, occorre riflettere anche sulla dimensione degli spazi, che non sono infiniti. Servono misure di mobilità che promuovano alternative e diano sicurezza e competitività anche a modi alternativi alle automobili, che continueranno ad essere necessarie in certe situazioni, ma che non possono essere il mezzo di trasporto per tutti, anche semplicemente perché non c’è spazio.
Parafrasando M-Luther King “la libertà dell’individuo finisce dove comincia quella degli altri”.
Non servono misure contro l’automobile, ma misure che riequilibrino gli spazi affinché non siano pensati solo per le automobili come è stato nelle ultime decine di anni.
Modena30 significa avere una visione di comunità, e di come anche le scelte individuali debbano cambiare per un bene comune, supportate certo da una rivisitazione degli spazi che invogli e incoraggi il cambiamento.
Anche Modena può e deve mirare ad una mobilità per tutti, perché sulle nostre strade si soffoca, e si muore, troppo!
[1] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_24_1361
