Modena, 14 Ottobre 2024 – Ci sono diverse strategie per arrivare ad una “Città 30”, approccio che va ben oltre la semplice installazione di cartelli di limitazione di velocità, ma che vede nella condivisione dello spazio urbano la chiave per fare tornare ad essere più vivibili e sicure le nostre città. A Modena ad oggi siamo ancora nella situazione di zone 30 diffuse a macchia di leopardo, e spesso invisibili.
Allora chiediamoci almeno quali sono le condizioni perché una zona 30 sia funzionale e rispettata dalla più ampia maggioranza dei cittadini. In quelle meglio progettate, senza troppi segnali, gli elementi introdotti dovrebbero condurre, se non forzare un rallentamento. A velocità moderate possiamo così adeguare in modo naturale i nostri comportamenti a quelli degli altri utenti della strada.
Ma come assicurarci che la velocità sia moderata? In questi giorni abbiamo letto di un incidente senza gravi conseguenze in una zona 30 modenese in vicinanza di una scuola, dove l’automobilista ha invaso un marciapiede, distrutto qualche cassonetto, fino a terminare la corsa contro un furgoncino. Oltre al segnale stradale, la strada era dritta, larga quasi 4 metri per senso di marcia, e non erano presenti altre forme di limitazione della velocità: solo il caso ha voluto che non ci siano state conseguenze più gravi. 
Invece, entrando in una efficace zona 30 l’automobilista deve avere netta la sensazione di entrare in casa altrui: è il benvenuto ma deve usare le buone maniere. Per farlo si usano elementi di “traffic calming” già dall’ingresso dove una specie di “portale” fatto anche solo da fioriere o da grandi pannelli laterali ci avvisa del cambio di velocità. E poi attraversamenti da rialzare, cambiare la pavimentazione, allargare i marciapiedi in modo che i pedoni siano più visibili e l’angolo di sterzo più marcato. I rettilinei vanno spezzati con restringimenti, sensi unici alternati, chicane od anche solo parcheggi in linea sfalsati sui due lati della strada per creare un effetto ottico che induce a rallentare. 
In ogni zona 30 che si rispetti, i marciapiedi diventano ad uso esclusivo dei pedoni, mentre biciclette e monopattini tornano ad essere mezzi che devono stare in strada dove dare o ricevere la precedenza a destra come prescritto dal codice. In quelle zone si possono implementare anche le strade a priorità ciclabile (E-bis) normate dal codice della strada.
Se andiamo a vedere quasi tutte le zone 30 modenesi facciamo fatica a riconoscere tutti questi accorgimenti: passi per quelle anni ‘90 (alcune delle quali ben fatte tra l’altro), ma deludono anche quelle nuove come il Cialdini, Torrenova, o Vaciglio. A Modena il programma di coalizione prevede i principi della “slow city”, ci aspettiamo quindi che tutte le zone 30 lo siano nei fatti e che la città si trasformi. Oltre Bologna Città 30, sono tante le città che stanno migliorando incredibilmente la vivibilità e condivisione dello spazio pubblico. Non lontano da noi, anche Parma[2] e Reggio Emilia stanno facendo grandi passi, anche in Provincia a Vignola… e Modena saprà recuperare lo svantaggio?

[1] Chicane | National Association of City Transportation Officials (nacto.org)

[2] una dei tanti portali di ingresso in zone 30 a Parma: